Sui prati della periferia

Nella casa in cui Anna e la sorella minore trascorrevano la maggior parte del tempo da sole, le giornate d’agosto avevano ripreso il loro andamento al ritmo di testuggine tra noia, caldo e nostalgia degli amici.
Il biondo era sparito e tutti ma proprio tutti gli altri sembravano trovarsi in qualche luogo di villeggiatura. Tutti tranne lei, sbuffava, mentre si infilava per l’ennesima volta sotto la doccia fredda.
Dopo che era trascorsa più di una settimana da quel pomeriggio a casa del biondo senza che lui avesse più dato segni di vita, Anna si era ormai convinta che l’estate sarebbe proseguita senza che sarebbe riuscita a rintracciare i suoi amici Enrico e Lilia.
Ma poi, quando non ci stava quasi più pensando, il telefonò squillò: era il biondo. Le propose un incontro perché forse c’erano buone notizie. Lui in quei giorni era molto impegnato – doveva occuparsi della contabilità del banco – ma sarebbe venuto suo cugino a prenderla. Un bravo ragazzo, disse, che lavorava al mercato insieme ai genitori. L’avrebbe portata da lui che poi le avrebbe spiegato tutto quanto, aggiunse.
Il cugino del biondo arrivò a bordo di una Panda bianca. Era un ragazzotto sulla trentina un po’ grasso. Durante il viaggio parlò poco, ma ad Anna questo non dispiaceva, perché le consentiva di pensare. Stava fantasticando sulle notizie di cui disponeva il biondo, quando si rese conto che il giovane al volante stava imboccando una strada che non le era familiare, anche se aveva fatto altre volte quel tragitto. E’ una scorciatoia, rispose sorridendo il cugino del biondo al suo sguardo interrogativo.
Dopo pochi minuti la scorciatoia che tale non era finì nel nulla e la macchina si fermò in mezzo ai prati della periferia romana.
Anna non comprese cosa stesse accadendo finché non si trovò una mano tra le gambe. Cosa mai credeva di fare, chiese al tizio in quello che sperava essere un tono spavaldo, tentando di allontanare contemporaneamente la sua mano, ma lui serrò le dita con maggiore forza tra le sue cosce, mentre con l’altra mano le sbottonava la camicetta. Non voglio, disse Anna con tono risoluto, augurandosi che non si accorgesse che la sua voce stava tremando e cercò di divincolarsi dalla sua presa.
Al diniego di Anna l’uomo rispose però sfilando da sotto al sedile una catena di quelle che si usavano per bloccare il volante. La tese intorno al suo collo e, stringendo, le sussurrò che le sarebbe convenuto cedere se avesse voluto evitare di peggio.
La catena e la paura le toglievano il respiro, ma la sua mente lavorava affannosamente alla ricerca di una via di fuga. Urlare sarebbe stato inutile, non c’era anima viva da quelle parti. Altrettanto disperato si sarebbe rivelato il tentativo di sfilarsi dalla catena per aprire lo sportello e scappare: almeno un chilometro di sterpaglie stava separando il posto dove si trovavano dalla strada di scorrimento. E se avesse continuato a divincolarsi, magari cercando di colpire il tizio, noncurante della catena intorno al collo?
Mentre le opzioni si rincorrevano a tempo folle nella sua testa, il pensiero della madre che l’attendeva a cena e che si sarebbe preoccupata non vedendola rincasare in tempo, si faceva spazio tra una possibile soluzione e l’altra con la stessa sistematica persistenza di uno spot pubblicitario durante un programma televisivo.
Infine dovette ammettere con se stessa che la bilancia pendeva pesantemente dalla parte dell’obbligo di uscire viva da quella situazione e lo lasciò fare.
Mentre lui la penetrava ansimante, Anna cercava di scorgere attraverso il lunotto le nuvole che migravano verso chissà dove per non focalizzarsi sulla nausea che l’odore di quel corpo le procurava.
Lui terminò in fretta. Velocemente si rivestì, nascose nuovamente la catena sotto al sedile e mise in moto l’auto per riportare Anna a casa. Guidava a velocità tanto sostenuta che, poco prima di giungere a destinazione, l’auto sbandò in curva urtando una macchina in sosta rompendone lo specchietto laterale. Anna, che tra le gambe e nella mente percepiva soltanto il colloso liquido di lui, non disse nulla, certa che non sarebbe arrivata viva a casa.
Poi però l’auto si fermò davanti alla sua abitazione e lei, in qualche modo, raggiunse il portone, mentre la Panda del cugino del biondo con un ruggito si allontanava.

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