La dune buggy e il pesce

Anna allora ignorava che la sua amica era stata ancora una volta caricata su un treno dalla madre che, come sempre faceva, inseguiva un uomo che questa volta ne sono sicura, è quello giusto. L’avrebbe ritrovata solo molti anni dopo, ma questa è un’altra storia.
Due giorni dopo la sua visita al bar in fondo al viale, il telefono di casa squillò: dall’altra parte del filo c’era il biondo dalle clavicole sporgenti. Disse che non aveva ancora notizie certe sul luogo dove si trovava Enrico, ma che nel pomeriggio avrebbe incontrato una persona che forse poteva rivelargli il suo numero telefonico. Se lo voleva accompagnare, le chiese, e lei accettò di buon grado. Poco dopo Anna salì sulla Dune Buggy rossa che si era fermata davanti casa e, insieme al biondo, raggiunsero un’officina dall’altra parte della città, dove lui si intrattenne con un uomo alto dai capelli scuri che, di soppiatto, le lanciava occhiate laide. Frequentando gli uomini del bar, Anna si era abituata a rimanere in disparte quando questi parlavano di cose loro e aveva imparato a non fare domande. Quindi attese. Dopo un po’ il biondo risalì sull’auto e le comunicò che purtroppo quell’uomo non aveva le informazioni che cercavano. Appariva sinceramente dispiaciuto. Ma non avrebbero gettato la spugna tanto facilmente, la rincuorò: domani avrebbero tentato con un altro amico che quasi sicuramente li avrebbe potuti aiutare.
Così fecero e, se anche l’indomani le ricerche si rivelarono altrettanto infruttuose, Anna si divertiva comunque parecchio a girare per la città seduta in quella buffa auto scoperta, con il vento che le accarezzava le spalle, mentre chiacchieravano del più e del meno. Il biondo le sembrava un tipo un po’ strano, forse per la storia delle clavicole o forse perché le proponeva di posare nuda per dei calendari, in cambio di molto denaro. Lei, nonostante non avesse un soldo in tasca, si limitò a rifiutare cortesemente spiegando che non era interessata. Il biondo non replicò e lei dimenticò immediatamente quella bizzarra proposta, anche perché quel giorno lui la invitò a pranzo a casa sua, dove viveva con i genitori. Il padre del biondo aveva una pancia gigante che straripava dai pantaloncini a quadri e la madre indossava un vestito sintetico con una profonda scollatura sotto ai capelli giallo evidenziatore e insieme gestivano un banco di pesce al mercato. La fecero sentire subito come una di casa, nonostante se si fosse presentata a pranzo senza preavviso. Gesto che a casa sua avrebbe scatenato isterie e rinfacciamenti per almeno una settimana, pensò Anna, mentre in quella famiglia tutti sembravano di buon umore, anche il fratello minore del biondo e persino il cane.
Dopo pranzo la madre del biondo servì il caffè e poi tutti si ritirarono nella fresca penombra delle loro stanze per riposare e, mentre anche Anna e il biondo attendevano che le temperature consentissero loro di tornare in strada, lui le propose di fare l’amore. Lei pensò che le persone molto magre le facevano impressione e che il biondo magro lo era davvero tanto tanto, ma non le sembrava educato mostrarsi ingrata e scortese verso chi si stava dando da fare per darle una mano. In fondo si trattava di una volta soltanto. come diceva il biondo con quello che, probabilmente, voleva essere un sorriso seducente.

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