Un gettone per il campeggio

Prima ancora di capire se questo mondo potesse darle quel senso di appartenenza che tanto le mancava, Anna constatò che molti dei giovani che lo popolavano sembravano vivere il sesso – quella faccenda che a lei ancora non era del tutto chiara – con una a lei finora sconosciuta leggerezza. Un giorno le era capitato di ascoltare in bagno la conversazione di due alunne più grandi. -Perché hai fatto l’amore con Piero? aveva chiesto la prima. -Perché non avevo niente da fare, quel giorno! aveva risposto l’altra ridendo, e quella risata cristallina che faceva da contorno all’atto sessuale le era sembrata una cosa bellissima. Evidentemente non tutti attribuivano dunque al sesso un’importanza esistenziale e ne parlavano con tono grave. E mentre Anna si chiedeva se condividere o meno questa visione innovativa, si sentiva parecchio sollevata.
Per quanto riguardava l’amore invece, dopo la storia con Ugo che, come abbiamo detto, era tanto uomo d’avere la patente, i maschi del ginnasio le sembravano dei bambini privi di fascino. Così, durante le ricreazioni, scendeva in cortile e si univa ai gruppi di studenti dell’ultimo anno, che poi erano gli stessi che incontrava durante le riunioni e alle manifestazioni in piazza, e strinse amicizia con loro. Fu per questa ragione che, nel suo periodo di frequentazione del quarto e quinto anno di ginnasio, Anna festeggiò due volte i cento giorni a una maturità che non era la sua.
Era stato proprio di uno dei ragazzi diciottenni che si innamorò in quel periodo.
Ennio era di origini siciliane, figlio di due professori. Era colto, studioso e sapeva tantissimo di politica. Non era molto piacente, ma il suo sapere esercitava su di lei un fascino irresistibile, anche se la bellezza esteriore di tanti dei ragazzi che la circondavano, a dirla proprio tutta, spesso la distraeva. A sua difesa va però sottolineato che nella storia con Ennio si impegnò seriamente e gli rimase fedele (anche se il termine la faceva un po’ ridere, perché le ricordava Lassie che tornava sempre a casa) almeno per sei mesi. O forse erano stati otto.
I due ragazzi insieme studiavano, parlavano per ore di politica, giravano in vespa per la città e facevano l’amore sui prati o a casa di lui, quando i genitori erano fuori qualche giorno. Con lui Anna imparò l’amore come lo fanno i ragazzi.
Per la fine dell’anno scolastico Ennio aveva in programma una vacanza in campeggio insieme ad alcuni compagni di classe , ma Anna sapeva bene che i suoi che, puntuali, ogni mese le presentavano il foglio a quadretti su cui avevano annotato quanto la sua esistenza avesse inciso sul bilancio familiare, non le avrebbero mai e poi mai finanziato quella “follia”. Si diede quindi da fare per trovare un lavoretto estivo e, fortunatamente, le venne in aiuto il padre di Ennio: aveva bisogno di qualcuno che rispondesse al telefono dell’ufficio, mentre lui e la moglie erano al mare. Così a luglio Anna si incamminava ogni mattina sull’asfalto sciolto verso la fermata del bus in una città deserta dove, come aveva detto il parroco del paese con il campanile al ritorno dalla sua vacanza romana, in estate per strada girano soltanto turisti e cani randagi. Quando giungeva nel piccolo ufficio, accendeva il ventilatore, si sistemava alla scrivania e aspettava. Il telefono però non squillava mai, perché le aziende in estate erano tutte chiuse e, dopo lunghe quattro ore di attesa, la lettura di innumerevoli vecchie edizioni di Tex Willer e qualche pisolino suo malgrado e per colpa del caldo afoso, chiudeva a chiave l’ufficio e attraversava nuovamente le lande deserte della capitale.
Quando finalmente arrivò agosto e le venne consegnato il suo primo stipendio, Anna fiera si recò seduta stante al mercato di Via Sannio per fare acquisti. La soddisfazione di avere in tasca un patrimonio di cui disporre senza dover ringraziare altri che se stessa, la ripagava ampiamente del mese di noia silenziosa, interrotta esclusivamente dal brontolio del grande ventilatore. Realizzando i suoi sogni più grandi, comprò ai banchi dell’usato una tutina di jeans di quelle con la pettina davanti e un abito bianco di pizzo con i merletti, mentre ai banchi che vendevano articoli nuovi acquistò un paio di zoccoli neri con la suola in legno e un sacco a pelo blu che era la fine del mondo, anche se il suo budget non le permise di prenderne uno con il cappuccio, come avrebbe voluto. Poi pescò tra i pochi spiccioli che le erano rimasti in tasca un gettone per telefonare a Ennio e comunicargli che lei era pronta: aveva tutto quello che serviva per quindici giorni di campeggio.

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