Aspettando la vecchiaia

Per quanto concerneva il proprio contenitore, Anna lo considerava una sorta di confezione da banco, insomma, avrebbe detto di avere un aspetto passabile, dozzinale, ma certamente non bello. Non aveva ereditato l’incedere elegante, i capelli biondi e gli occhi verdi di sua madre che, da parte sua, si guardava bene dall’elogiare l’aspetto delle sue figlie. La scelta materna non era casuale, ma poggiava su solide fondamenta pedagogiche: mai dire a una bambina che era bella; avrebbe stimolato la sua vanità e l’avrebbe resa una donna superficiale e arrogante. Il nome dell’illuminato pedagogista che sempre citava lo aveva dimenticato, ma Anna sospettava che la teoria null’altro fosse che una versione rivisitata della frase del cattolicesimo da curva sud che così spesso le aveva rivolto la nonna, mentre si specchiava: – Smetti, le diceva, che altrimenti viene fuori il diavolo!
Se il seno prosperoso di Anna, che in quegli anni era emblema di femminilità, costituiva punto d’attrazione per un certo numero di appartenenti al genere maschile senza però farla sentire davvero bella, il punto di forza che si riconosceva, senza dubitarne e senza sentirsi arrogante, era la propria intelligenza. Era per quella che avrebbe voluto essere apprezzata, ma l’articolo alla sua età sembrava non interessare nessuno. In attesa della vecchiaia che – ne era certa – l’avrebbe finalmente liberata dall’obbligo di essere bella per piacere, e in considerazione della massima che sostiene che è meglio prevenire che curare, prima di terminare l’anno scolastico si recò insieme alle sue due amiche nordiche, Tania e Anita, a farsi prescrivere la pillola presso un centro specializzato .
Aveva valutato se farsi accompagnare dalla madre che le aveva sempre detto, perfettamente in linea con le moderni madri del nord, di rivolgersi a lei per eventuali domande e dubbi sul sesso ma, memore di quella volta che le aveva chiesto se fosse normale per una donna praticare sesso orale e se anche lei lo facesse e questa, come tutta risposta, le aveva urlato contro di farsi gli affari propri uscendo come una furia dalla cucina , Anna aveva preferito non dirle niente. Aveva scartato anche l’idea di chiedere alle ragazze che conosceva in borgata, perché nessuna di loro avrebbe approvato. Dai loro discorsi traspariva chiaramente che la pillola anticoncezionale doveva essere una sorta di intruglio chimico dannoso per la salute, tesi che Anna avrebbe forse anche condiviso, se non fosse stato che le giovani in questione sostenevano con la stessa convinzione anche che una donna non doveva farsi la doccia durante il ciclo mestruale e tanto meno toccare le piante, perché queste ne sarebbero morte, e che con l’uso dei tamponi moltissime ragazze avevano perso la loro verginità.

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