Vietato sputare

Quando ormai l’estate era alle porte, la nonna che era rimasta a vivere da sola nella grande casa nel paese con il campanile, decise di fare visita a figlia e nipoti. Arrivò insieme a un’amica dopo interminabili ore di treno, lei che il treno lo aveva preso soltanto per accompagnare il figlio minore nella città che distava mezz’ora da casa, il primo giorno di scuola.
Durante la loro vacanza a Roma, Anna accompagnò le due donne a vedere la città e, siccome l’amica della nonna era la proprietaria ricca dell’unico caffè del paese con il campanile e le giornate di primavera, quell’anno, erano particolarmente calde, non si spostavano con l’autobus, ma prendevano il taxi. Anche quando si fermavano un’ora e più per prendere il gelato sedute davanti a Montecitorio, la signora chiedeva all’autista di attendere, noncurante del tassametro che continuava a correre. Era una donna gentile e fiera della propria posizione sociale e, alla fine dei loro tour, lasciava sempre una mancia generosa al tassista di turno.
Se anche questa donna con i vestiti eleganti e lo chignon bianco era la migliore amica della nonna, Anna non era riuscita, in quelle occasioni, a reprimere un crescente senso di insofferenza, tanto che aveva concluso il giro-città del terzo giorno indicando alle due donne – accompagnando il tutto con descrizioni dettagliate – le baracche di alluminio e le discariche abusive con vecchi televisori, water e materassi, che popolavano la periferia, e le prostitute che, invece di nascondersi in bordelli dalla facciata incolore, battevano sotto al sole i marciapiedi con indosso vestiti sgargianti. La nonna ne era visibilmente irritata e un po’ ad Anna questo dispiaceva, ma era più forte di lei: l’atteggiamento del buana bianco cortese che si compra con le sue monete d’oro la realtà più pittoresca di un luogo, le risultava sempre più intollerabile.
Lei non apparteneva a quella città e amarla non era stato facile, perché Roma non era soltanto chiese, monumenti, vicoli e Papa, Roma era anche traffico, sporcizia, povertà, sputacchiere negli uffici pubblici e il cartello Non parlare al conducente fissato accanto a quello che recitava Vietato sputare sul tram che spesso non funzionava, perché gli scioperi erano all’ordine del giorno, e a lei toccava farsi dici chilometri a piedi, ma aveva imparato ad amarla così.
Perché poi l’amore è questo, si diceva: il sentimento per il contenuto e non per un bel contenitore.

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