Una pausa

Quando l’indomani Anna rincasò, sua madre l’accolse comunicandole che qualcuno l’aveva cercata al telefono. Non il bel giovane, ma una signora che non aveva detto il suo nome.
– Non ho ben capito, ha detto qualcosa di un diario in una macchina e che ti richiamerà più tardi.
Sua madre era solita non capire, e non soltanto a causa della sua conoscenza limitata della lingua locale. Anche le volte che capiva, poi, usava quella frase in modo da giustificare la propria avversione per ogni sforzo mentale. Era il suo nullaosta per non doversi occupare di problemi che l’avrebbero potuta turbare.

Controllando il contenuto dello zaino, Anna scoprì che, il pomeriggio precedente, doveva effettivamente esserle caduto il diario di scuola, ma non le era chiaro che nesso ci potesse essere tra la sua distrazione e una signora. Era forse la mamma del bel giovane che si era presa la briga di telefonarle e che addirittura l’avrebbe richiamata invece di lasciare semplicemente un messaggio?
In ogni caso la signora non richiamò: Ennio le proibì di farlo, dopo che Anna – cercando di comprendere quello che sua madre non aveva saputo riferire-gli aveva raccontato dell’accaduto. Poi spiegò ad Anna che la macchina di lusso, il bracciale d’oro, il giubbetto di camoscio, ma anche la camicia di fine fattura e, dulcis in fundo, il tempo che aveva a disposizione non appartenevano al giovanotto bensì a quella signora, quella della telefonata. Perché se c’era chi lavorava come cameriere, chi come meccanico o chi come dentista, c’era anche chi sceglieva di lavorare usando ciò che la natura gli aveva conferito in abbondanza . E questo era, appunto, il caso del giovane dagli occhi verde mare. La signora non era dunque una madre cortese che aveva premura di una ragazzina sbadata, ma una donna piuttosto nervosa con intenzioni niente affatto pacifiche verso chi si era trastullata con quello che lei pagava fior di quattrini.
Anna, che aveva la consuetudine di documentarsi perché si detestava quando non capiva, aveva letto della prostituzione femminile, ma di prostituzione maschile non aveva mai sentito parlare e ne fu parecchio turbata.
Con il pragmatismo che le stava diventando proprio, dopo un paio d’ore però si asciugò le lacrime per quell’amore mai nato e già finito e decretò che avrebbe conservato solo quanto di buono quella storia le aveva dato: lo scoglio biologico era finalmente superato; la verginità era perduta!
Ora si sarebbe presa una pausa dal sesso che non le sembrava un’esperienza poi tanto estasiante ma piuttosto stancante, e lo avrebbe (forse) affrontato nuovamente più avanti nel tempo. Cercando di ricordarsi che le espressioni idiomatiche non nascono per caso e che solo raramente i belli ballano, raccomandò a se stessa.

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