Le bionde trecce

La sorella maggiore di Siria, appena giunta in Italia insieme alla famiglia, si era fidanzata. Con un bravo ragazzo, commentava soddisfatto il padre, quello che sospettava che la minore delle sue figlie fosse invece un poco puttana. Il bravo ragazzo aveva vinto il concorso da vigile urbano e aveva promesso alla fidanzata di sposarla non appena avrebbe guadagnato abbastanza per organizzare un matrimonio in grande, uno di quelli con le bomboniere comprate, il pranzo di otto portate e l’immancabile taglio della cravatta, a cui avrebbero partecipato tutti i parenti romani e siciliani. Intanto aveva acceso un mutuo e acquistato un bilocale in cooperativa e, mentre ne attendevano la consegna, lui e la promessa sposa trascorrevano i fine settimana guardando la tv in casa dei rispettivi genitori per non spendere soldi.
Grazie a questo fidanzamento, Siria aveva il permesso paterno di frequentare un gruppo di ragazzi di cui faceva parte anche il fratello del super-fidanzato e che si incontravano ai giardinetti sotto la sua casa. Vado a la comitiva, diceva nel suo italiano stentato, vieni con me, Anna, che ci divertiamo!
Così le due ragazze, dopo essere tornate insieme da scuola, sostituivano i compagni di banco benestanti con la gioventù di borgata che, se anche non era benestante, stava bene semplicemente giocando allo schiaffo del soldato o mangiando un trancio di pizza mentre se ne stava seduta sulle panchine. Durante quei pomeriggi, Anna imparò ad amare le canzoni di Battisti e di Baglioni che cantavano un amore tutto italiano. Apprese anche che l’acqua ossigenata era la tinta per capelli dei poveri, che molte delle ragazze dalle meravigliose chiome scure sognavano di trasformarsi in bionde vallette televisive, che il matrimonio spesso era la massima aspirazione femminile e che trovare un impiego pubblico con contratto a vita veniva al posto numero due delle aspettative di un ragazzo – il numero uno era occupato dal trovare una brava ragazza come quella di cui sopra.
Anna non era matematicamente certa che la sua meta fosse quella di sposarsi, ma l’allegria tranquilla dei ragazzi ai giardini, il ritmo cadenzato di quegli incontri, i film visti insieme al cinema di quartiere, tra risate e radioline che trasmettevano la partita, o le rare volte che qualcuno trovava una macchina dove ci si infilava tutti insieme per arrivare al mare – facendo ben attenzione ad abbassare le teste in eccesso, se compariva un vigile nei paraggi – e soprattutto il grande orso di peluche e le rose che i ragazzi di borgata regalavano per San Valentino alle loro fidanzate, le sembravano tutti pezzi di un puzzle molto rassicurante.
Decise dunque di cedere alla corte di uno dei ragazzi della comitiva, di nome Ruggero. Aveva qualche anno più di lei, gli occhi azzurri e i capelli castano chiari che però, grazie all’acqua ossigenata, erano quasi biondi. Di un biondo molto giallo, ma comunque quasi biondo. Ruggero non le piaceva particolarmente, però chi le piaceva era già promesso a un’altra, e comunque lui era indiscutibilmente un bravo ragazzo e forse così anche suo padre sarebbe stato un po’ contento di lei.
Ruggero si era diplomato da ragioniere e aspettava il concorso statale. Aspettava da due anni e avrebbe continuato ad attendere: aveva studiato e pretendeva un posto fisso, consono ai suoi studi. Intanto non lavorava, ma aiutava la madre nelle commissioni da maschio, come quella di riportare la spesa dal mercato. Fece subito conoscere Anna ai suoi genitori e, quando questi non erano in casa, i due ragazzi amoreggiavano nella stanza di lui. Si baciavano, si accarezzavano, ma lui non si spinse mai oltre. Ruggero era un bravo ragazzo e la rispettava, così le diceva. Lei che aveva sentito parlare della prima volta come di una meta da raggiungere, ma mai come di una mancanza di rispetto, stupita prese nota e non obiettò, conscia della propria ignoranza in tema di sesso.
Trascorsero così un paio di mesi prima che Anna, ormai abituata a una vita tridimensionale in cui gli eventi si succedevano a velocità accelerata, si distrasse senza una ragione precisa. Quando tornò a focalizzare l’attenzione sul suo amore ragioniere, gli comunicò che purtroppo il loro legame non aveva futuro. Lui non comprese, ma lei non ebbe il cuore di dirgli che non riteneva possibile che un piccolo grande amore dovesse essere noioso come una camomilla con un cucchiaino di miele.
     

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