Le minigonne di Siria

Rimase quindi di stucco quando fu proprio Siria a intervenire in sua difesa con l’aggressività degna di una tigre, tacitando con due parole non propriamente eleganti ma di indubbia efficacia il bulletto sul tram. Mettendo la boccuccia a cuore, aveva commentato poi l’accaduto con “Perché gli italiani sono convinti che noi straniere del nord siamo tutte prede facili”. Con il tempo avrebbe scoperto che Siria, che rubava queste saggezze alla sorella maggiore, aveva l’abitudine di infilarle a random nelle pause.
Venne a sapere che abitava a pochi passi da casa sua e fu proprio il destino dell’esilio coatto a sigillare quella che non sarebbe mai divenuta una vera amicizia ma che per lungo tempo fu una frequentazione quasi quotidiana. Le due ragazze erano diverse assolutamente in tutto.
Siria adorava le canzoni melense, leggeva storie d’amore e fotoromanzi e, alla vista di un ragazzo piacente, sbatteva le palpebre come un cerbiatto sperduto. Anna invece amava il blues, i libri cervellotici e aveva orrore di tutto quello che poteva sembrare melenso o eccessivamente femminile, termine che associava inevitabilmente a biondo. Frequentare Siria rappresentò per lei una delle prime e maggiori prove sul campo della tolleranza applicata. Un vero esercizio di pazienza che qualche volta la esasperava anche se, lo ammetteva con un po’ di invidia, quell’imbarazzante miscuglio di violette e artigli rosso fuoco del sesso ne sapeva di gran lunga più di lei.

Anche Siria era nata e aveva trascorso la sua infanzia in Germania. Non in un piccolo paese tra le colline, ma in una città che se anche non vantava la grandezza della capitale italiana, era però di discrete dimensioni. Come il padre di Anna, anche il suo era partito da un meridione che non offriva alcun futuro per cercare lavoro al nord. Lì aveva incontrato la bionda da copione e se ne era infatuato tanto da prenderla in moglie. Tra i due era seguito un periodo di dolce passione che, ben presto, aveva dato luce a tre creature anche esse dalla chioma dorata seppure con gli occhi scuri. Non passarono però molti anni dal loro primo incontro che ad attenuare quella passione ci pensò il costo della vita: quando, tra latte e pannolini da comprare, la pila delle bollette inevase aveva cominciato a lievitare come i bignè al forno, i genitori di Siria avevano compreso che una famiglia è gioia, dolore e soprattutto un legame a vita. Avevano così sistemato le tre figlie presso dei parenti. Siria era stata affidata a tempo indeterminato all’anziana nonna, mentre le sue sorelle erano state sistemate ciascuna in casa di una zia diversa.
Gli eredi morali di Sigmund allora non avevano avuto né tempo né testa per leggerne gli illuminati saggi, e il concetto di trauma infantile era davvero troppo astratto per chi aveva giocato tra l’erba alta mentre tutt’intorno cadevano le bombe. Qualche anno dopo aver sparso le figlie così come Hänsel aveva fatto con le briciole di pane, i genitori di Siria tornarono a raccoglierle senza che li avesse sfiorato il dubbio che qualche uccellino le avesse beccate mentre loro erano intenti a pareggiare le finanze. Avevano stipato le ragazze nell’utilitaria insieme a valigie, lacrime e disperazione adolescenziale ma senza alcun se e alcun ma, e le avevano condotte alla nuova casa che, finalmente, il capofamiglia aveva acquistato in patria come emblema assoluto del ritorno da vincitore.
Siria era vissuta fino a quel fatidico giorno in una città dove le quattordicenni indossavano minigonne inguinali e jeans, si truccavano se ne avevano voglia e uscivano il sabato sera con gli amici per andare a ballare, convinte che l’emancipazione femminile fosse cosa normale. Quando però era giunta in Italia, aveva compreso che la normalità è il quinto punto cardinale, quello che non viene insegnato a scuola.
L’involuzione non è nella natura dell’uomo e non era nemmeno in quella di Siria: decise così di non rinunciare all’appena conquistato look adolescenziale e nemmeno alle nordiche convinzioni sui diritti delle teenager, ma preferì piuttosto pagarne le conseguenze. Tornato in patria, il padre siciliano si era rivelato di indole doubleface. Si era  spogliato delle idee che con fervore aveva difeso oltre frontiera ed era tornato alle convinzioni radicate nei suoi avi del sud.
Fu quindi, in qualche modo, a causa di una dislocazione geografica che Siria venne a sapere da lui e dagli altri uomini della famiglia di essere un poco puttana.

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