Insiemistica sfocata

Certo, in quel bar le si poneva un dilemma morale, ma lei si interrogò a proposito con estrema coscienza, anche se non le sembrò il caso di coinvolgere i diretti interessati in un confronto verbale.
Prima di trasferirsi in Italia, Anna aveva accompagnato in chiesa la nonna ogni domenica e anche qualche volta il sabato mattina. Aveva cantato nel coro parrocchiale, si era fatta il segno della croce prima di coricarsi tutte le sere e nel cassetto aveva conservato gelosamente un rosario in madreperla che un’anziana signora le aveva riportato da un pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Quando era stata molto piccola poi, di notte lasciava sgombra metà del suo letto in modo che l’angelo custode, sulla cui grandezza non ottenne mai notizie certe, potesse starci comodo anche lui in modo da non essere costretto a passare la notte in piedi.
Le era chiaro che la nonna e anche il parroco del paese con il campanile avrebbero condannato senza prova d’appello le azioni compiute dai frequentatori del bar. Ricordava bene quella volta che, a cinque anni, aveva rubato una lecca lecca: era stata rimproverata aspramente e si era vista costretta a riporla e a chiedere scusa, perché altrimenti Gesù si sarebbe arrabbiato ma molto davvero. Se la nonna avesse dunque conosciuto gli uomini di quel bar, che rubavano gioielli e rapinavano banche, le avrebbe confermato sicuramente che un domani quelli lì sarebbero arsi all’inferno tra dolori feroci. E magari anche lei insieme a loro, per concorso di colpa, o come sempre si chiamava quando uno sa ma non fa la spia.
Perché era questo quello che la nonna le diceva sempre a proposito di chi contravviene ai dieci comandamenti, quelli che aveva studiato anche lei a catechismo: chi non rispetta i comandamenti è cattivo, diceva, gli altri sono i buoni. Come nei film Western, il mondo per Anna era stato sempre diviso in due parti, una bianca e una nera.
Stava dunque sbagliando, si chiedeva osservando le bottiglie impolverate sui scaffali.
Al contrario degli avventori del bar, le famiglie della scuola d’élite, per quel che ne sapeva, non contravvenivano ai dieci comandamenti. Andavano a messa la domenica, non usavano male parole, si comportavano in modo educato, non rubavano e non commettevano omicidi e nemmeno atti impuri. Eppure, con suo grande stupore, per quanto si sforzasse e cercasse di tornare all’insiemistica catecumenale, Anna non era più del tutto certa che fossero loro i buoni che abitavano i suoi mondi.
Nel suo film ora gli indiani caricavano le pistole e i cowboy uscivano dai tepee con i copricapo di piuma, e con questa visione sfocata decise di rimanere. Forse questa volta avrebbero vinto gli indiani.

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