Triangoli e turbanti

D’altronde persino sua madre aveva sorriso in modo caritatevole quella volta che, durante l’unica vacanza che avevano trascorso in un luogo diverso dal paesino con il campanile, le aveva chiesto in regalo uno di quei costumi con il sopra a triangolo, che vedeva indosso alle belle ragazze sulla spiaggia dell’hotel.
– Vedi, le aveva poi spiegato con tono paziente porgendole il costume intero – non te la prendere, ma non hai il fisico per indossare un bikini!
Sempre poi, quando la sera facevano una passeggiata sul lungomare, prima di uscire dalla stanza, si accertava che la T-Shirt indossata da Anna fosse sufficientemente ampia e lunga perché non si vedesse la “pancetta”, come lei la chiamava affettuosamente.
Invece di un due pezzi con il sopra a triangolo, le comprò quindi un foulard con le medagliette dorate, uno di quelli che si indossavano a mo di turbante, con le medagliette a incorniciare il volto, che Anna detestava perché le faceva la testa a uovo e perché autorizzava la madre a pronunciare la solita domanda, mentre le passava la mano sulla fronte e le tirava indietro la frangia: – Come fai a vederci con tutti questi capelli davanti agli occhi?
Nel complesso però era stata una bella vacanza quella, trascorsa in compagnia di un’amica tedesca della madre e del marito di questa, anche se non fu destinata a ripetersi, perché quell’omone, seppur benestante, aveva l’abitudine di intingere il cornetto nel caffellatte a colazione, e la mamma non poté che indignarsi per una tale mancanza di bon ton.
Era stata quella l’estate in cui Anna s’innamorò perdutamente oltre che del bel cameriere che serviva la colazione, ma che era fidanzato, di un altro che la portava ad amoreggiare in pineta, mentre ne illudeva un altro perché possedeva una Vespa davvero bella, anche delle pettinature con la frangia, stendardo della sua ribellione, che non avrebbe mai più abbandonato, nemmeno quando non andava più di moda e i parrucchieri inorridivano esattamente come faceva sua madre.
Era stato all’incirca anche quello l’anno in cui si radicò in lei la convinzione che, se un ragazzo la guardava, era altamente probabile che questi soffrisse di strabismo, tanto che prese l’abitudine di voltarsi di scatto per scoprire la bella fanciulla alle proprie spalle, quando capitava.
Quando infine realizzava che dietro a lei non c’era nessuno e che il tizio in questione era sul serio interessato alla sua persona, una calda gratitudine le riempiva il cuore, seguita subito da un impellente senso di doversi sdebitare per tanta, immeritata attenzione.



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