Requiem in a minor

La sua vita scorre tranquilla, con alti e bassi moderati. Essere, nel presente. Senza portare fiori e senza ricordare il caro defunto nelle preghiere serali.
Solo qualche volta avverte il bisogno di passeggiare lungo quella strada. Si tratta di brevi momenti soltanto suoi. Passa davanti alla casa dall’altra parte della via e si ferma un po’. E’ pulita ora e rimessa a lucido, ma era più bella prima, quando la facciata era fatiscente e il giardino incolto, pensa ogni volta. E mentalmente aggiunge che se l’umanità non cedesse a pensieri kitsch come questi, Capossela sarebbe a fare il muratore.
Con il trascorrere degli anni la domanda si è trasformata in una presenza silente, discreta, compagna di viaggio del suo stupore, dei suoi dubbi e della tristezza. Una tristezza di quelle lievi, che si porta in fondo alla tasca e che si tira fuori qualche volta per caso, come capita con un sasso che avevi infilato lì durante una passeggiata e di cui poi ti sei dimenticata. Un sasso che non puoi e non vuoi restituire al mare, con la stessa ostinazione di chi esprime un desiderio a ogni stella che cade. 
Una pietra sui binari che arresta la corsa del treno.

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