Distinguere il vero dai sogni

„I vecchi non sanno distinguere il vero dai sogni“ recita il testo di una canzone. Neanche lei aveva mai saputo farlo. Distinguere le due cose. Sognava a occhi aperti e nei suoi sogni ci credeva un po‘, anche se forse mai abbastanza.

Da bambina aveva sognato di fare l’architetto d’interno e così aveva riempito fogli su fogli con case arredate fin nel più piccolo dettaglio, incluso il vaso con con la felce al centro del salone. Dopo c‘era stata la fase dell’investigatrice privata: passava le giornate a disegnare complessi strumenti per spiare le persone senza essere vista. Progettava binocoli con angoli e curve e specchi segreti. Intanto i suoi genitori la rimproveravano per l’uso smisurato di fogli e matite. Lei però non poteva replicare perché era un’agente in missione segreta. Era seguita poi la fase della biologa, un sogno svanito in pochissimo tempo a causa di un microscopio ricevuto in regalo, attraverso cui non riuscì a vedere nemmeno la grande mosca morta che aveva fissato con molta fatica sul vetrino, e quella della pittrice, anche questa brevissima, perché nessuno le regalò i colori ad olio che aveva chiesto. E senza quelli il sogno le sembrava privo di spessore, indegno di essere coltivato.

In un contesto familiare dove le parole più quotate erano pragmatismo , laboriosità e risparmio, una piccola sognatrice era vista con occhio critico e un pizzico di compassione.
Vivi tra le nuvole, dicevano ad Anna, e il tono era quello che si riserva ai casi disperati.

Lei, dal canto suo, era convinta di esserci nata su quelle nuvole e che, successivamente, qualcuno l’aveva tirata giù e depositata sulla soglia della casa di coloro che si sarebbero, in seguito, dichiarati suoi legittimi genitori. Mentendo. Perché altrimenti non si sarebbero stupiti di quella bambina che sedeva in terra con la schiena poggiata contro la lavatrice che centrifugava, ma avrebbero saputo che quella non era una lavatrice, bensì un treno.
Mentre a quattro anni sedeva lì e il treno centrifugava veloce attraverso le campagne, la televisione ( allora viaggiava solo in prima classe dove c’erano il servizio ristorante e la tv) trasmetteva tavole rotonde di uomini dai capelli brizzolati che discutevano temi importanti. Seppure non li comprendesse, Anna seguiva con interesse quei discorsi, convinta che facendo molta attenzione, qualcosa di tutto quel sapere l’avrebbe comunque assimilato.

Il sapere e viaggiare sempre, vicino, lontano, per conoscere, vedere, capire: erano questi i sogni che Anna avrebbe inseguito in modo maldestro.
Non amava parlarne: era fermamente convinta che le sue parole non sarebbero state abbastanza ampie per contenere la bellezza di quei pensieri. Preferiva fingere che le calzavano gli abiti da svampita, caotica, ma anche allegrona, cervellotica, e donna concreta che, di volta in volta, di età in età, chi la circondava le cuciva addosso.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: